Presentazione del libro “Vivere la pulsione. Saggio sulla soddisfazione in psicoanalisi”

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Presentazione del libro “Vivere la pulsione. Saggio sulla soddisfazione in psicoanalisi.

Chi domanda un’analisi? Chi si soddisfa non domanda. La domanda viene da chi non riesce a soddisfarsi, o trova difficoltà nel farlo e comincerà ad interrogarsi sul proprio modo di appagarsi, partendo dalla propria insoddisfazione o lamento.
Il lamento che riempie la stanza d’analisi verte sull’insoddistazione, ma nasconde una soddisfaziono inconfessabilo che solo il lavoro analitico sa far emergere.
Ma in cosa consiste questa esperienza di soddisfazione? A cosa punta il sintomo?
E come si rapporta con le altre forme di appagamento? Come vivere poi la pulsione?
L’autore in questo saggio, partendo dall’ascolto di pazienti nevrotici, con l’atteggiamento dello scienziato che rimane aperto alla ricerca, interroga sulla soddislazione in psicoanalisi.

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Letttere e letture di Lacan II

Lettere e letture di Lacan II

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Il gruppo di Psicoanalisi In-Tensione organizza la seconda edizione di “Lettere e letture di Lacan” Online su piattaforma Zoom.

Il lungo magistero di Jacques Lacan è caratterizzato dalla presentazione
costante di neologismi, di parole nuove, cioè, inventate di sana pianta che,
attraverso giochi linguistici basati su assonanze, omofonie, allitterazioni e condensazioni significanti, consentono la concentrazione allusiva
ed enigmatica di molteplici significazioni. Tra questi, il gruppo di Psicoanalisi In-Tensione ne ha scelto alcuni che, più di altri, hanno segnato un’importante svolta nello sviluppo teorico dello psicoanalista parigino. Ogni incontro, pertanto, vedrà un relatore impegnato in un corpo a corpo concettuale con un costrutto linguistico generato dal genio teorico-clinico di Lacan, nel tentativo di liberare il senso in esso racchiuso. In tal modo, Psicoanalisi In-Tensione prosegue nell’impegno che ne ha caratterizzato la fondazione: districare, sciogliere e sviluppare i nodi speculativi più complessi dell’insegnamento di Jacques Lacan.

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Gli Inciampi Nella Cura Psicoanalitica

Gli inciampi nella cura psicoanalitica

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6 Appuntamenti da febbraio a novembre 2022 a cura del Centro di Formazione Permanente di Alipsi Online su piattaforma Zoom.

Per l’anno 2022 il CFP intende approfondire il tema degli inciampi nella cura psicoanalitica, inciampi intesi al plurale, per mettere in evidenza le molteplici significazioni a cui questo termine rimanda. L’inciampo nella cura è, ancora, ciò che ne mette in discussione la terminabilità, è l’attardarsi in un viaggio di cui non si riesce a
cogliere la fine; momenti di comprendere che si prolungano all’infinito senza accedere al momento di concludere.
Gli inciampi, se indagati e messi al lavoro, possono rappresentare un’occasione unica per interrogare, caso per caso, la direzione della cura e le possibilità di concludere, divenendo fasi di stallo che precedono punti di svolta importanti.

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Suicidio e spinte suicidarie tra fantasmi e pulsioni di morte

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Evento ECM in attesa di accreditamento
Dal 27 Sttembre al 22 Novembre 2025
3 Appuntamenti su piattaforma zoom 

L’essere umano è l’animale capace di contrastare il naturale istinto di sopravvivenza e di fantasticare e, in alcuni casi, realizzare la propria morte. Suicidi, tentati suicidi e fantasie di morte sono le forme cliniche attraverso le quali tale attitudine specificamente umana si manifesta. Il corso di formazione indaga la complessità di questo fenomeno, interrogando anche saperi limitrofi a quello psicoanalitico (filosofia, poesia, sociologia, letteratura), da sempre chiamati a confrontarsi con il mistero della autodistruttività umana.

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Il narcisismo e le sue derive patologiche

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Corso di specializzazione “Le passioni dell’io. Il narcisismo e le sue derive patologiche”
Dal 15 Febbraio al 29 Marzo 2025
3 Appuntamenti su piattaforma zoom 

L’essere umano è l’animale capace di contrastare il naturale istinto di sopravvivenza e di fantasticare e, in alcuni casi, realizzare la propria morte. Suicidi, tentati suicidi e fantasie di morte sono le forme cliniche attraverso le quali tale attitudine specificamente umana si manifesta. Il corso di formazione indaga la complessità di questo fenomeno, interrogando anche saperi limitrofi a quello psicoanalitico (filosofia, poesia, sociologia, letteratura), da sempre chiamati a confrontarsi con il mistero della autodistruttività umana.

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Principi della pratica psicoanalitica

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Principi della pratica psicoanalitica

ÉRIC LAURENT

Primo principio: La psicoanalisi è una pratica della parola. I due partner sono l’analista e l’analizzante, riuniti in presenza nella stessa seduta psicoanalitica. L’analizzante parla di quello che lo porta lì, la sua sofferenza, il suo sintomo. Tale sintomo è articolato alla materialità dell’inconscio, fatto di cose dette al soggetto, che gli hanno fatto male, e di cose impossibili da dire che lo fanno soffrire. L’analista punteggia quello che dice l’analizzante e gli permette d’intessere la stoffa del suo inconscio. I poteri del linguaggio e gli effetti di verità che permette, quella che si chiama interpretazione, è il potere stesso dell’inconscio. L’interpretazione si manifesta sia sul lato dell’analizzante sia sul lato dell’analista. Tuttavia, l’uno e l’altro non hanno lo stesso rapporto con tale inconscio dato che uno ha già effettuato l’esperienza, l’altro invece no.

Secondo principio: La seduta psicoanalitica è un luogo in cui possono allentarsi le identificazioni più stabili con cui il soggetto è fissato. Lo psicoanalista autorizza questa distanza nei confronti delle abitudini, delle norme, delle regole a cui l’analizzante si assoggetta al di fuori della seduta. Egli autorizza l’interrogarsi radicale sui fondamenti dell’identità di ognuno. Può temperare la radicalità di tale interrogazione tenendo conto della particolarità clinica del soggetto che si rivolge a lui. Non tiene conto di nient’altro. È ciò che definisce la particolarità del posto dello psicoanalista, colui che sostiene l’interrogarsi, l’apertura, l’enigma nel soggetto che va a trovarlo. Egli non si identifica, quindi, a nessuno dei ruoli che il suo interlocutore vuole fargli giocare, né a nessun magistero o ideale già presente nella civiltà. In un certo senso, l’analista è colui che non può essere assegnato a nessun altro posto che non sia quello della questione sul desiderio.

Terzo principio: L’analizzante si rivolge all’analista. Gli attribuisce dei sentimenti, delle credenze, delle attese in reazione a quanto egli dice e desidera agire sulle credenze e sulle attese che egli anticipa. La decifrazione del senso, negli scambi tra analizzante e analista, non è l’unica cosa in gioco. Vi è ciò a cui mira colui che dice. Si tratta di recuperare qualcosa di perduto presso tale interlocutore. Questo recupero d’oggetto dà la chiave del mito freudiano della pulsione. Essa fonda il transfert che annoda i due partner. La formula di Lacan secondo cui il soggetto riceve dall’Altro il suo proprio messaggio in forma invertita include sia il deciframento sia la volontà di agire su colui a cui ci si rivolge. In ultima istanza, quando l’analizzante parla, egli vuole, al di là del senso di quello che dice, raggiungere nell’Altro il partner delle sue attese, delle sue credenze e dei suoi desideri. Ciò a cui mira è il partner del suo fantasma. Lo psicoanalista, illuminato dall’esperienza sulla natura del proprio fantasma, ne tiene conto. Si guarda dall’agire in nome di quest’ultimo.

Quarto principio: Il legame del transfert presuppone un luogo, il “luogo dell’Altro”, come dice Lacan, che non è regolato da nessun altro particolare. È quello in cui l’inconscio può manifestarsi nella più grande libertà di dire e, dunque, di provarne gli inganni e le difficoltà. È pure il luogo in cui le figure del partner del fantasma possono dispiegarsi nei loro giochi di specchi più complessi. Per questo motivo la seduta psicoanalitica non sopporta il terzo e il suo sguardo esterno al processo stesso che è in gioco. Il terzo si riduce a questo luogo dell’Altro. Questo principio esclude, dunque, l’intervento dei terzi autoritari che vogliono assegnare un posto a ciascuno come pure uno scopo già stabilito al trattamento psicoanalitico. Il terzo valutatore si iscrive nella serie dei terzi, la cui autorità lo afferma dall’esterno di quello che è in gioco tra l’analizzante, l’analista e l’inconscio.

Quinto principio: Non esiste cura standard, non esiste un protocollo generale che governerebbe la seduta e la cura psicoanalitica. Freud ha preso la metafora degli scacchi per indicare che vi erano solo delle regole o dei tipi di inizio o di fine di partita. Certo, da Freud in poi, gli algoritmi che formalizzano gli scacchi hanno aumentato la loro potenza. Legati alla potenza di calcolo del computer essi permettono a una macchina di battere un giocatore umano. Questo non cambia il fatto che la psicoanalisi, contrariamente agli scacchi, non può presentarsi sotto forma algoritmica. Lo vediamo per Freud stesso, che ha trasmesso la psicoanalisi con l’ausilio di casi particolari: l’Uomo dei topi, Dora, il piccolo Hans, ecc. A partire dall’Uomo dei lupi, il racconto della cura è entrato in crisi. Freud non poteva più far tenere, nell’unità di un racconto, la complessità dei processi in gioco. Lungi dal potersi ridurre a un protocollo tecnico, l’esperienza della psicoanalisi non ha che una regolarità: quella dell’originalità dello scenario tramite il quale si manifesta la singolarità soggettiva. La psicoanalisi non è, dunque, una tecnica ma un discorso che incoraggia ciascuno a produrre la propria singolarità, la propria eccezione.

Sesto principio: La durata della cura e lo svolgimento delle sedute non possono essere standardizzate. Le cure di Freud hanno avuto delle durate molto variabili. Ci sono state cure di una seduta, come la psicoanalisi di Gustav Mahler. Ci sono pure state cure di quattro mesi, come quella del piccolo Hans, di un anno, come quella dell’Uomo dei topi, di diversi anni, come quella dell’Uomo dei lupi. Da allora lo scarto e la diversificazione non hanno smesso di accrescersi. Inoltre, l’applicazione della psicoanalisi, al di là dello studio, nei dispositivi in cui si distribuiscono cure, ha contribuito alla varietà delle durate della cura psicoanalitica. La varietà dei casi clinici e delle età della vita a cui la psicoanalisi è stata applicata permette di ritenere che la durata della cura ora sia definita al massimo come “su misura”. Una cura è condotta sino a che l’analizzante sia sufficientemente soddisfatto di ciò di cui ha fatto l’esperienza per lasciare l’analista. Ciò che si ha di mira non è l’applicazione di una norma, ma un accordo del soggetto con se stesso.

Settimo principio: La psicoanalisi non può determinare ciò che ha di mira e la sua fine in termini di adattamento della singolarità del soggetto a delle norme, a delle regole, a delle determinazioni standard della realtà. La scoperta della psicoanalisi è anzitutto quella dell’impotenza del soggetto a raggiungere la piena soddisfazione sessuale. Tale impotenza è designata con il termine di castrazione. Al di là di questo, la psicoanalisi, con Lacan, ha formulato l’impossibilità che vi sia una norma del rapporto tra i sessi. Se non vi è soddisfazione piena e se non vi è una norma, a ciascuno non rimane che inventare una soluzione particolare, che si fonda sul proprio sintomo. La soluzione di ciascuno può essere più o meno tipica, più o meno fondata sulla tradizione e sulle regole comuni. Essa può, invece, voler rientrare nell’ambito della rottura o di una certa clandestinità. Ciò non toglie che, nel suo fondo, la relazione tra i sessi non ha una soluzione che possa essere “per tutti”. In questo senso, essa resta marcata dal sigillo dell’incurabile e sempre vi sarà difetto. Il sesso, nell’essere parlante, rientra nel “non tutto”.

Ottavo principio: La formazione dello psicoanalista non può essere ridotta alle norme di formazione dell’università o delle valutazioni delle acquisizioni della pratica. La formazione analitica, da quando è stata stabilita come discorso, si fonda su di un tripode: dei seminari di formazione teorica (para-universitari), il proseguimento da parte del candidato psicoanalista di una psicoanalisi sino al punto ultimo (da cui gli effetti di formazione), la trasmissione pragmatica della pratica nelle supervisioni (conversazione tra pari sulla pratica). Freud ha ritenuto, per un certo tempo, che fosse possibile determinare una identità dello psicoanalista. Il successo stesso della psicoanalisi, la sua internazionalizzazione, le diverse generazioni che si sono succedute da un secolo a questa parte hanno mostrato che questa definizione di una identità dello psicoanalista era un’illusione. La definizione dello psicoanalista include la variazione di tale identità. È questa stessa variazione. La definizione dello psicoanalista non è un ideale, essa include la storia della psicoanalisi stessa, e di quello che è stato chiamato psicoanalista in contesti di discorso distinti.
La nomina di psicoanalista include delle componenti contraddittorie. Ci vuole una formazione accademica, universitaria o equivalente, che dipende dalla generale collazione dei gradi. Ci vuole un’esperienza clinica che si trasmette nella sua particolarità sotto il controllo di pari. Ci vuole l’esperienza radicalmente singolare della cura. I livelli del generale, del particolare, del singolare sono eterogenei. La storia del movimento psicoanalitico è quella delle divergenze e delle interpretazioni di tale eterogeneità. Essa fa parte, pure lei, della grande Conversazione della psicoanalisi che permette di dire chi è psicoanalista. Questo dire si realizza tramite delle procedure dentro delle comunità che sono le istituzioni psicoanalitiche. In questo senso, lo psicoanalista non è solo, egli dipende, come il motto di spirito, da un Altro che lo riconosca. Questo Altro non può ridursi a un Altro normato, autoritario, regolamentare, standardizzato.
Lo psicoanalista è colui che afferma di aver ottenuto dall’esperienza ciò che poteva attendersene e, dunque, che afferma di aver superato una “passe”, così come l’ha chiamata Lacan. Vi testimonia del superamento delle sue impasse. L’interlocuzione tramite cui egli vuole ottenere un accordo su questa traversata si fa dentro dei dispositivi istituzionali. Più profondamente, essa si iscrive nella grande Conversazione della psicoanalisi con la civiltà. Lo psicoanalista non è autistico. Non smette di rivolgersi all’interlocutore benevolo, all’opinione illuminata, che egli desidera commuovere e toccare a favore della causa psicoanalitica.

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Alipsi programma di studio 2024

Alipsi programma di studio 2024

By News & Eventi

Alipsi programma di studio 2024

“La formazione dello psicoanalista esige che egli sappia, nel processo
in cui conduce il suo paziente, attorno a che cosa
ruota il movimento.”
Jacques Lacan, Il seminario. Libro XI,
I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi

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Presentazione del libro “L’appetito vien parlando”

Presentazione del libro “L’appetito vien parlando”

By News & Eventi

Presentazione del libro “L’appetito vien parlando”
Sabato 3 Febbraio 2024
ore 10:00
presso la Biblioteca degli Arconi via delle Rupe, Perugia

Professionisti del settore sanitario si incontrano per dialogare sull’esperienza clinica quotidiana dei disturbi dell’alimentazione e nutrizione. Una tavola rotonda favorirà il confronto e il dialogo attorno alle peculiarità e difficoltà riscontrate durante il percorso di cura dei pazienti seguiti in particolare in Istituzione.

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L’interpretazione nella pratica psicoanalitica

By News & Eventi

L’interpretazione nella pratica psicoanalitica
Evento ECM: 22,5 crediti
Dal 24 settembre al 22 ottobre 2022
(3 appuntamenti) su piattaforma zoom.

L’interpretazione è, senza dubbio, uno degli strumenti fondamentali della pratica analitica. Eppure, proprio sul suo ruolo e sulle sue possibili applicazioni, esistono, all’interno della galassia psicoanalitica, approcci teorici e clinici assai differenti. Il corso ECM intende favorire la conoscenza delle principali impostazioni concettuali che ne regolano l’utilizzo, mettendole alla prova e verificandone l’efficacia attraverso la presentazione e la discussione di casi clinici.
Il corso prevede, infatti, una parte teorica, nella quale saranno affrontate le questioni più rilevanti che la tecnica dell’interpretazione solleva: in cosa consiste un’interpretazione? Cosa la differenzia dalla costruzione o dalla spiegazione? Su quale materiale dell’analizzante interviene? Punta al senso o al significato di ciò che è detto? È circoscritta alla dimensione verbale o implica anche quella dell’atto? E ancora: il transfert è da interpretare? Il sogno è da interpretare o è già esso stesso un’interpretazione? Come si riconosce un’interpretazione riuscita? Quando un’interpretazione è efficace? Saranno questi e altri interrogativi a costituire il nucleo concettuale su cui verterà la riflessione della parte teorica del corso.
Nella seconda sessione, un analista presenterà un breve frammento clinico con al centro la questione dell’interpretazione: il caso sarà discusso e commentato da un collega che ne metterà in rilievo le possibili implicazioni tanto sul piano teorico quanto sul piano del trattamento.

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Psicosi invisibili

Psicosi invisibili

By Archivio, News & Eventi

Litorale cultura e formazione in psicoanalisi organizza il corso Ecm (27 crediti) “Psicosi invisibili”.

È sempre più frequente ricevere domande di cura, all’interno di strutture pubbliche o dei propri studi professionali, da parte di persone la cui sofferenza psichica risulta difficilmente comprensibile attraverso le tradizionali categorie diagnostiche. La teoria psicoanalitica da molti anni si interroga su queste situazioni cliniche considerate, un tempo, ‘inclassificabili’.
Il corso intende indagare questo importante e attuale ambito della clinica, attraverso lo studio e l’approfondimento delle teorie maggiormente riconosciute e una rigorosa riflessione sulle possibilità e modalità di trattamento.

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